Alla scoperta di Rimbaud con Stefano Bagnoli

Rimbaud è un lavoro piacevole, romantico, semplice ed inaspettato. È uno di quei dischi che metti su quando hai voglia di rilassarti, di pensare, è uno di quei dischi che riesce a farti compagnia.                     La musica proposta è raffinata, sensuale, un qualcosa che oscilla tra il mistico e il fantasioso, un viaggio che Stefano Bagnoli affronta con tutta la sensibilità musicale.

Nulla resta scontato, tutto ha un senso preciso e dalla prima all’ultima traccia si cerca la direzione del piacere, della scoperta, della poesia.

Per molti potrebbe risultare banale l’ascolto, ma non è così. L’omaggio al poeta francese Rimbaud è già un buon motivo per apprezzarlo, per rendersi conto che il senso nascosto dietro questo lavoro è più grande di quello che riusciamo ad immaginare.

Le note e la ritmica sono talmente coinvolgenti ed eleganti che hanno la forza ed il potere di trasportare l’ascoltatore verso un ambiente rassicurante e pieno di serenità.

Questo lavoro è senza dubbio un buon modo per vedere ed ascoltare la musica in modo diverso, in un modo in cui spesso non siamo abituati.

Un disco da prendere con le pinze, da maneggiare con cura e da apprezzare per l’importante valore di ciò che propone.

 

E’ appena uscito il tuo ultimo disco ‘’Rimbaud’’. Come mai hai intitolato il tuo lavoro a questo straordinario poeta?

Tempo fa vidi un magnifico film intitolato ‘’Poeti dall’inferno’’ con Leonardo Di Caprio nel ruolo di Rimbaud e David Thwelis in quello di Paul Varlaine e rimasi colpito dalle vicende drammatiche del poeta vissute in quel lasso di tempo brevissimo in cui stravolse la letteratura mondiale.

Come hai affrontato la parte compositiva? Da cosa hai tratto ispirazione?

Il Film veicolò l’intenzione di progettare un disco in solitudine supportato dalle emozioni scaturite dalla visione del film. Mi documentai leggendo tutta l’opera di Rimbaud oltre a molti saggi scritti da lui. Mi venne voglia di sperimentare le mie possibilità extra batteristiche ‘’spolverando’’ il mio passato classico di studente in conservatorio mettendo mano al pianoforte, il vibrafono e il contrabbasso che ho in casa da sempre dato che mio papà era contrabbassista. Un disco concepito come piccola colonna sonora che ripercorresse alcune vicende di vita del poeta, stratificando  idee e colori sonori sino alla realizzazione completa del lavoro.

Questo lavoro sembra staccarsi da quello che siamo abituati a sentire normalmente quando ascoltiamo la tua musica. C’è forse voglia di cambiamento? Quale parte di te esprime questo disco?

Devo ammettere che, essendo batterista da una vita, invecchiando ho voglia di dedicarmi anche ad altro; una sorta di ‘’noia’’ verso il mio strumento essendo di natura propenso a non studiare mai a vantaggio di una curiosità musicale più ampia che va oltre le bacchette; sono sempre più attratto dallo scoprire in quali novità potrò tuffarmi piuttosto che allenare le mani a mantenere rulli veloci! La batteria è fonte inesauribile di processi tecnici e virtuosistici che sinceramente non mi interessa sviluppare. L’esperienza acquisita sul campo da quattro decenni di musica e la fortuna di poter suonare costantemente è una realtà consolidata che mi permette quindi di curiosare in altri lidi.

In qualche modo c’è un collegamento tra il tuo essere artista e le poesie e la figura di Rimbaud?

Direi nessuno poiché Rimbaud era un genio e io sono solamente un bravo artigiano della musica. Tuttavia questi stimoli extra batteristici mi stimolano a scoprire altre facce del mio essere musicista.

Questo disco lo ritieni un punto di passaggio oppure un nuovo lancio per altri progetti? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

Faccio una premessa: sono appagato professionalmente da collaborazioni impegnative e di alto livello, con Paolo Fresu, con Franco Ambrosetti, Dado Moroni, Massimo Ranieri, Paolo Jannacci oltre al mio trio We Kids con due giovani talenti strepitosi ( Giuseppe Vitale e Stefano Zambon) trio con il quale propongo due repertori diversi, quello classico jazz ed ora anche la rielaborazione del mio disco Rimbaud; devo aggiungere anche che sono molto attivo didatticamente e lo stare in mezzo ai giovani è una linfa vitale impagabile, detto ciò sono convinto che questo disco sia solo l’inizio di un percorso sperimentale e compositivo che mi affascina. Batterista, didatta e sperimentatore artigianale.

Direi che sono felice!!!

Cosa ti aspetti che arrivi alle persone ascoltando questo disco? Le tue sensazione, ascoltandolo, quali sono?

E’ un disco che va ascoltato leggendo il booklet che spiega, brano per brano, le motivazioni di scrittura: è una piccola colonna sonora che va coadiuvata da una preliminare lettura del libretto affinchè la musica giunga all’ascoltatore preparandolo al momento evocativo specifico.

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